02 gennaio 2009

Buoni vacanze per famiglie a basso reddito

In arrivo il buono governativo per le ferie delle famiglie meno abbienti: interessate 30mila famiglie. Ci siamo quasi. Sarà pubblicato a giorni in Gazzetta Ufficiale il decreto del sottosegretario con delega al turismo Michela Vittoria Brambilla che istituisce i buoni vacanza, un rimborso sul costo delle ferie per le famiglie a basso reddito. Dopo l’ok della Corte del Conti che a fine ottobre aveva dato il via libera ai fondi, a gennaio il meccanismo dovrebbe partire per davvero. «Se tutto va come deve andare», puntualizza Benito Perli, presidente di Fitus (Federazione Italiana turismo sociale), il consorzio di associazioni che nei mesi scorsi ha messo in piedi il sistema dei buoni, prima di tutto sul web (con il sito www.buonivacanze.it). E cosa manca, dunque? «Prima di tutto i soldi: per ora la prima tranche del finanziamento, 3 dei 5 milioni stanziati, è accantonata all’Istituto industriale per evitare che con il cambio di legislatura e il passaggio di competenze dal Ministero delle attività produttive alla presidenza del Consiglio, andassero persi» spiega Perli. E poi manca ancora la firma sulla convenzione tra l’ente gestore, cioè Fitus, e il governo.
A gennaio quindi, la Fitus potrebbe erogare i primi buoni, incentivi alle ferie destinati a chi redditi che non superano i 35mila euro e variano a seconda del numero di componenti per famiglia. Un esempio? Per i nuclei formati da un’unica persona, il buono non potrà superare i 500 euro e corrisponderà al 45, al 30 o al 20 % del costo dell’intera vacanza per redditi che non superino rispettivamente i 10, i 15 e i 20mila euro. Per le famiglie composte da 2 persone, il tetto massimo di rimborso diventa 785 euro e il reddito massimo di chi lo richiede non deve superare i 25 mila euro. E così via fino ad un buono massimo di 1230 euro per nuclei composti da 4 o più persone con reddito molto bassi.
Ma come funzionerà il meccanismo? Chi ne ha diritto, dovrà innanzitutto recarsi al proprio comune di residenza per autenticare la propria dichiarazione dei redditi (basta un’autocertificazione, ma un funzionario deve verificare che le firme siano originali). Poi occorre decidere quanto investire in una vacanza e fare tappa in uno degli sportelli bancari di Banca Intesa, partner di Fitus, per pagare la quota di spese non coperta dal buono. Il rimborso arriverà direttamente a casa, per posta, una settimana dopo la richiesta e avrà la forma di un ticket, proprio come quelli per i pasti. Infine, non resta che decidere come spenderlo (per uno o più periodi di ferie) in una delle 400mila strutture convenzionate elencate sul sito.
Secondo le stime di Fitus, potrebbero essere 30mila le persone che usufruiranno dei buoni. «A gennaio poi», inizieremo a mettere a punto altri due progetti dedicati alle vacanze di anziani e disabili non autosufficienti». Sempre con il sistema dei buoni.

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