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15 giugno 2016

Napoli, nuovi servizi Acli in città

Napoli. Giovedì 16 giugno 2016 alle ore 18.00, presso via Tropeano a Napoli ci sarà l’inaugurazione della nuova sede dei Servizi di Caf e Patronato delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.
Nel cuore della zona ospedaliera napoletana, a due passi dalla Parrocchia di Cappella Cangiani, il nuovo servizio che le Acli Provinciale di Napoli metteranno a disposizione della cittadinanza e dei suoi utenti, in favore della tutela dei diritti dei lavoratori, per il sostegno alle famiglie e alle persone in difficoltà, per questioni legate al lavoro ed alla fiscalità.
All’inaugurazione interverranno: Emiliano Manfredonia, vicepresidente nazionale delle Acli con delega al Patronato; Antonio Russo, componente di presidenza nazionale con delega al Welfare; e Filiberto Parente, presidente regionale delle Acli Campane.
Si tratta di un momento di festa – dichiara Gianvincenzo Nicodemo, vicepresidente regionale Acli e presidente provinciale Acli Napoli – ma anche e soprattutto di un presidio di supporto in una zona a forte presenza di dipendenti pubblici, i quali hanno stretta necessità di questi servizi. Abbiamo implementato la struttura con nuovi servizi, come lo sportello speciale Inpdap, uno sportello immigrati, attività di intermediazione lavorativa ed uno sportello per i lavoratori domestici, allo scopo di diminuire la percentuale di lavoro nero. L’obiettivo è quello di continuare a fare il nostro mestiere e a farlo bene – conclude Nicodemo – allargando la nostra base e, di conseguenza, la nostra utenza. L’inaugurazione della nuova sede è un segnale forte della nostra presenza, a vantaggio della crescita della società civile; sarà un punto di riferimento per i cittadini, specie per i meno abbienti”.

13 marzo 2010

19-20 marzo:Acli in piazza contro il lavoro nero

Diritti in Piazza 2010. Acli e Patronato Acli per la legalità nel lavoroRoma, 12 marzo 2010 - Anche per il lavoro esiste in Italia una «emergenza legalità». Ne sono convinte le Acli che venerdì 19 e sabato 20 marzo saranno presenti in più di 300 piazze italiane per dire «basta alla cultura e alla pratica del lavoro nero». E' la campagna Diritti in Piazza 2010 dedicata al tema della legalità nel lavoro: 2700 tra operatori e volontari del Patronato Acli saranno impegnati nelle piazze ad informare i cittadini su diritti e doveri di lavoratori e datori di lavoro, con riferimento particolare alla regolarità delle retribuzioni, il rispetto degli obblighi contrattuali, la correttezza dei versamenti contributivi, la sicurezza sul lavoro e il lavoro domestico.«La crisi economica non può essere un alibi per tollerare l'illegalità - affermano le Acli - Il lavoro nero non può essere considerato un ammortizzatore dell'economia o un surrogato del welfare. Bisogna assumersi la responsabilità di rispettare e le regole; dire basta alla cultura e alla pratica del lavoro nero; conoscere e riconoscere l'importanza del rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro; avviare processi di regolarizzazione per i lavoratori immigrati che, senza diritti e in situazioni spesso di grave sfruttamento, sostengono la nostra economia e si prendono cura delle nostre famiglie; ridurre le disuguaglianze che alimentano l'esclusione sociale».Oltre alla presenza nelle piazze e all'apertura straordinaria delle sedi sul territorio, la campagna Diritti in Piazza 2010 prevede una serie di iniziative, convegni e manifestazioni, di carattere locale e nazionale. Il primo appuntamento giovedì 18 marzo, a Roma, alle ore 16 a Palazzo Marini, dedicato al lavoro di cura nelle famiglie italiane: Il giorno libero delle donne (in)visibili. Con la partecipazione del sottosegretario del ministero della Salute Eugenia Roccella. Per l'occasione verrà distribuita una guida agile e un piccolo calendario con le istruzioni e le scadenze per mettere e mantenere in regola le lavoratrici domestiche.

07 marzo 2010

8 marzo, i cento fiori delle donne disabili

8 marzo, diluvio di retorica, di frasi fatte, banalità, mimose all’incrocio, cene fra donne, galanterie non richieste, routine di una ricorrenza che dovrebbe ricordare un terribile incendio in una fabbrica, ma quasi nessuno lo sa o ci pensa. Non voglio aggiungere le mie banalità. Eppure penso, vedendo le immagini di Francesca Porcellato, atleta paralimpica che a 39 anni, alla vigilia dei giochi di Vancouver, è emozionata come una ragazzina e diventa rossa per i complimenti in video di Alex Del Piero, alla forza dirompente di comunicazione emotiva che le donne, anche nella disabilità, portano con sé.
Una forza che è anche tenacia di appartenenza di genere, orgoglio e consapevolezza. Consiglio a tutti, in vista dell’8 marzo, di visitare il sito della Uildm, Unione Italiana Lotta alla distrofia muscolare, perché al suo interno si trova un vero giacimento di documenti e di materiali per capire che cosa vuol dire disabilità al femminile. Il “gruppo donne” della Uildm ha dodici anni di vita, e fanno parte del coordinamento Francesca Arcadu, Annalisa Benedetti, Oriana Fioccone, Simona Lancioni, Francesca Penno, Anna Petrone, Gaia Valmarin e Marina Voudouri. Le cito tutte perché meritano davvero che sia conosciuto questo lavoro certosino, fatto di questionari, seminari, incontri, approfondimenti di tutte le tematiche più delicate e “normali”, dalla maternità alla sessualità, dal lavoro alla famiglia, dal rapporto con il corpo al trucco e alla bellezza.
E’ una storia esemplare di comunicazione parallela e sotterranea, un torrente carsico di idee e di sollecitazioni culturali che il mondo del giornalismo ignora, avendo a portata di mano storie eccezionali (le interviste recenti a due donne con distrofia che raccontano come sono diventate mamme) ma anche testimonianze di questa doppia difficoltà, perché quando si è disabili e donne si devono affrontare, nella nostra società, entrambe le condizioni di discriminazione. Lo dico non per farmi bello, come maschio progressista e benpensante (anche se forse un po’ lo sono), ma perché è vero.
E c’è un altro mondo sommerso che merita il nostro affetto, la nostra considerazione, ma soprattutto un grande rispetto: il ruolo delle donne che accudiscono, proteggono, aiutano a vivere, ogni giorno, migliaia di persone con grave disabilità, non autosufficienti, ma oggi più di qualche decennio fa, ancora in casa, nella propria dimora, nella propria famiglia, e non in una camerata di istituto. Vengono alla ribalta solo quando la cronaca si fa drammatica, o la mancanza di aiuti risulta così sfacciata da non poter essere del tutto ignorata.
Ma sono lì, tutti i giorni, tutte le notti, tutto l’anno, e non mollano mai, rinunciando molto spesso alla propria esistenza di donne libere, in grado di programmare una gita, un weekend, un giro di shopping, una sera a teatro. Sono queste donne a rappresentare in buona misura la salvezza e l’esistenza in vita per tanti, tantissimi, disabili non autosufficienti. Vorrei che almeno ci pensassimo un po’ di più, cominciando anche ad ascoltare la loro voce, i loro diritti, le loro proposte.
Ci sono poi le donne che vengono da lontano, e che ora sono qui, nel nostro Paese, lasciando nel loro cuore il dolore per una famiglia abbandonata e divisa solo per cercare di sopravvivere economicamente. Le etichettiamo come badanti, le mettiamo in regola solo dopo averle considerate clandestine, e poi ci fermiamo subito, per non lasciarci coinvolgere dalle loro vite di donne, dalle loro fragilità che non possono neppure ammettere, chiamate a risolvere i nostri problemi, a mettere le mani sui nostri cari in cambio di denaro.
Mi piacerebbe un 8 marzo dedicato alla dignità delle donne con disabilità e delle donne vicine alla disabilità. Un grazie non basta, ma è almeno il minimo che si meritano.
Felice 8 marzo, con un sorriso.
di Franco Bomprezzi

Profit e non profit: nuove prospettive per il turismo sociale

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