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18 ottobre 2016

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA POVERTÀ

ROSSINI (PRESIDENTE ACLI): “SUBITO UNA MISURA NAZIONALE UNIVERSALISTICA PER CHI VIVE IN POVERTA’ ASSOLUTA”
“Spero che nelle prossime settimane il Senato approvi il disegno di legge delega già passato al vaglio della Camera lo scorso luglio”
In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della povertà, il presidente delle Acli Roberto Rossini torna a denunciare l’assenza in Italia di una misura nazionale universalistica rivolta a chi vive in povertà assoluta. “La povertà è una violazione dei diritti umani - afferma Rossini, che è anche Portavoce dell’Alleanza contro la povertà in Italia -  del diritto fondamentale all’abitazione, al cibo, alla casa, all’istruzione, a un lavoro dignitoso”.
Stando alle ultime stime diffuse dall’Istat e rilanciate oggi dal rapporto Caritas, nel nostro Paese il numero degli indigenti continua a crescere e non è mai stato così alto dal 2005 ad oggi.
Solo negli ultimi anni il tema della povertà assoluta è entrato nell’agenda politica. Alcuni interventi stanno tentando di dare una prima risposta al ritardo cui il nostro paese affronta il tema dell’esclusione sociale. In Senato, in questi giorni, è in discussione un disegno di legge delega approvato nel luglio scorso dalla Camera che introduce una misura stabile di contrasto alla povertà assoluta, denominata Reddito di Inclusione (Rei).
“Il Reddito d’inclusione – continua Rossini - va inteso come un inizio, e non un punto di arrivo di un percorso che, gradualmente, ma in un arco di tempo definito, deve portare all’adozione di una misura nazionale rivolta a tutte le persone in povertà assoluta”.
Per rendere la misura universale è necessario incrementare l’entità delle risorse stanziate, con l’impegno di elevare gradualmente quelle destinate all’inclusione sociale sino a garantire, al massimo entro 4 anni, un sostegno a tutte le persone in povertà assoluta. Ciò consentirebbe di dare una solida base al disegno di legge delega e al progetto contro la povertà, incentrato sulla misura del REI e sul complementare Piano Nazionale contro la Povertà ivi previsto, rendendo la misura effettivamente universale.

“Siamo ad un passaggio decisivo per la lotta alla povertà in Italia – conclude il presidente delle Acli – auspico che le scelte da compiere nelle prossime settimane ricevano adeguata attenzione da parte del Governo e del Parlamento”.

29 aprile 2010

Acli e Caritas: l'anno nero delle famiglie italiane

L'indagine Iref presentata dal presidente Olivero al 34° convegno nazionale delle caritas diocesaneRoma, 28 aprile 2010 - Il 2009 è stato l’anno nero delle famiglie italiane. Lo confermano i dati dell’indagine sullo stato di salute delle famiglie italiane promossa dalle Acli e dalla Caritas italiana, presentata oggi a San Benedetto del Tronto, nell'ambito del 34° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, dal presidente delle Acli Andrea Olivero. La ricerca è stata realizzata dall'Iref, in tre rilevazioni campionarie nei mesi di maggio 2009, settembre 2009 e febbraio 2010, per un totale di 4500 interviste telefoniche.Nessuna tipologia familiare sembrerebbe esservi salvata dalla crisi: solo il 2,2% delle famiglie contattate ritiene, infatti, di aver migliorato la propria condizione economica nel corso del 2009. Il resto delle famiglie sembra dividersi tra chi resiste, o galleggia (41%) e chi invece soffre rischiando di affondare (57%). E’ nel Nord-Est e al Sud che si concentra la maggior parte delle famiglie che giudicano il 2009 come un anno negativo per le proprie condizioni economiche.La crisi economica ha prevalentemente condizionato i consumi delle famiglie: comparando i dati raccolti nel corso dell’anno, rimane elevata ma stabile la quota di famiglie che nei quattro mesi precedenti all’intervista hanno acquistato prodotti a basso costo (67-68%). Sale invece di oltre dieci punti la percentuale di intervistati che afferma di aver risparmiato sulla cura della propria persona (dal 33% del settembre 2009, al 44% rilevato a febbraio 2010); allo stesso modo si nota un incremento della percentuale di famiglie che hanno risparmiato su acqua, luce e gas (32% nel 2010): +11% rispetto al periodo precedente. Sempre a febbraio 2010, più di una famiglia su tre (35%) ha risparmiato sull’acquisto di generi alimentari di base (pane, pasta e carne). Tra le famiglie economicamente solide, quelle che hanno un alloggio di proprietà e dei risparmi accantonati, la percentuale di nuclei che hanno ridimensionato la spesa sui generi di prima necessità è appena del 20%; in assenza di una casa di proprietà e di risparmi, la percentuale di famiglie fragili che risparmiano sul mangiare sale al 68%. Il ruolo dei costi fissi nella definizione dei comportamenti di consumo è dunque molto forte: se si deve far fronte ad un impegno di spesa periodico, come quello di un affitto o di un mutuo, occorre risparmiare un po’ su tutto, anche su pane, pasta e carne. La crisi è dunque finita? Non ora, non qui. Sebbene alcuni proclamino il contrario, le famiglie sanno bene che manca ancora molta strada da fare per rivedere la luce; anche perché il 2010 è l’anno nel quale la diminuzione del reddito familiare è un rischio che si corre tutti quanti. Ad alimentare il sentimento d’incertezza che serpeggia tra le famiglie italiane è il rischio di perdere il posto di lavoro: il 68% degli intervistati ha dichiarato di essere molto o abbastanza preoccupato dall’idea che nel corso del 2010 un proprio familiare possa perdere il lavoro. Sono i nuclei familiari in cui sono presenti dei figli (coppie e famiglie mono-genitoriali) ad essere più insicuri da un punto di vista occupazionale. Per il presidente delle Acli Andrea Olivero, «guardando i problemi delle famiglie, si vedono i problemi dell’Italia». «Non possiamo permetterci che la crisi economica si trasformi in crisi culturale, in un restringimento di prospettive, in un avvitamento delle famiglia, e quindi della società italiana, sulle difficoltà del presente. Occorre ridare slancio alle famiglie e fiducia nel futuro, costruendo finalmente una serie politica di sostegno alle famiglie sul piano della capacità di spesa, della soggettività fiscale, della prossimità dei servizi, della conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi della vita»

31 dicembre 2008

CONTRO LA POVERTA’ E LA FINE DI TUTTE LE GUERRE IL PRIMO GENNAIO NAPOLI MARCIA PER LA PACE

Combattere la povertà, costruire la pace. Il messaggio scelto da papa Benedetto XVI in occasione della giornata mondiale della pace racchiude anche lo spirito della marcia della pace che si terrà a Napoli il 1 gennaio. Promossa dall’arcidiocesi di Napoli e dalla la comunità di Sant’egidio, il programma della manifestazione è stato presentato questa mattina nella sede della curia partenopea dal delegato arcivescovile don Tonino Palmese , direttore dell’ufficio Giustizia e pace. Napoletani, ma non solo. Al corteo di persone, che partirà da piazza del Gesù per raggiungere il Duomo dopo aver attraversato il centro storico , parteciperanno anche altre etnie. Come ha spiegato il rappresentante della comunità di sant’egidio, Antonio Mattone, alla marcia della pace parteciperanno anche le comunità rom di Scampia.

04 novembre 2008

Al Sud si sta sempre peggio

Nuovi dati Istat resi noti oggi sulla povertà relativa
Nel 2007 sono 7 milioni 542 mila i poveri in Italia (12,8% dell'intera popolazione); mentre raggiungono quota 2 milioni 653 mila le famiglie povere (11,1% di quelle residenti sul territorio). Il dato è stato diffuso questa mattina dall'Istat che calcola la stima dell'incidenza della povertà relativa sulla base di una soglia convenzionale che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi.
«La soglia di povertà per una famiglia di due componenti - spiega l'Istituto di statistica - è rappresentata dalla spesa media mensile per persona, che nel 2007 è risultata pari a 986,35 euro. Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa media mensile pari o inferiore a tale valore vengono quindi classificate come relativamente povere». In sostanza l'indagine Istat mostra da un lato che l'incidenza della povertà relativa è rimasta «sostanzialmente stabile» perché il dato è costruito sulla spesa per consumi che sono diminuiti in generale nel 2007. Dall'altro, però, la povertà continua ad essere maggiormente diffuso nel Mezzogiorno, dove l’incidenza di povertà relativa è quattro volte superiore a quella osservata nel resto del Paese e, tra le famiglie più ampie, in particolare con tre o più figli, soprattutto se minorenni. È inoltre più diffuso tra le famiglie con componenti anziani - nonostante il miglioramento osservato negli ultimi anni - che presentano valori di incidenza superiori alla media, soprattutto se si tratta di più anziani conviventi tra loro o con altre generazioni (famiglie con due o più anziani o con membri aggregati).La povertà è infine fortemente associata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali (working poor) e all’esclusione dal mercato del lavoro: l’incidenza di povertà tra le famiglie con due o più componenti in cerca di occupazione (35,8%) è di quasi quattro volte superiore a quella delle famiglie dove nessun componente è alla ricerca di lavoro (9,9%). Il fenomeno della povertà relativa, oltre che attraverso la misura della sua diffusione, può essere descritto anche rispetto alla sua gravità. L’intensità della povertà, che indica in termini percentuali di quanto la spesa media mensile equivalente delle famiglie povere si colloca al di sotto della linea di povertà, nel 2007, è risultata pari al 20,5%: le famiglie povere hanno una spesa media equivalente pari a 784 euro al mese (l’1,9% in più rispetto al 2006 quando era di 769 euro).Tornando al Mezzogiorno, che ospita un terzo delle famiglie residenti nel paese, è povero ben il 22,5% delle famiglie e vi risiede quindi il 65% del totale delle famiglie povere. Nel centro-nord, dove meno di 7 famiglie su 100 si trovano in condizione di povertà (5,5% nel Nord e 6,4% nel Centro), vive il 35% delle famiglie povere e il 67,8% delle residenti. Nel Mezzogiorno, inoltre, a una più ampia diffusione del fenomeno si associa una maggiore gravità: le famiglie povere presentano una spesa media mensile equivalente di circa 774 euro (l’intensità è del 21,6%), rispetto ai 797 e 818 euro osservati per il Nord e per il Centro (19,2% e al 17,1% rispettivamente). Le famiglie «sicuramente non povere», infine, sono l’81% del totale e si passa da valori prossimi al 90% nel Nord e nel Centro (rispettivamente 89,6% e 86,6%) al 64,7% del Mezzogiorno. Ne deriva che circa i due terzi delle famiglie sicuramente non povere (il 69,7%) risiedono al Centro-nord.

15 ottobre 2008

Caritas, allarme Italia:quindici milioni di poveri

L'ottavo rapporto sulla povertà nel nostro paese va oltre i dati Istat: 7,5 milioni di persone sono "ufficialmente" povere ma "altrettante" vivono la stessa emergenza, pur essendo sotto la soglia delle rilevazioni. Insufficiente l'effetto delle politiche sociali: Italia fanalino di coda dell'Europa insieme alla Grecia.

In Italia le misure contro la povertà sono le meno efficaci in Europa: se in alcuni paesi (come Svezia, Danimarca, Olanda, Germania, Irlanda), l'impatto della spesa per la protezione sociale riesce a ridurre del 50% il rischio povertà, da noi si raggiunge un magro 4%. Un record che l'Italia, nell'Europa dei 15, detiene insieme alla Grecia. Lo sostiene l'8/o Rapporto sulla povertà della Caritas Italiana-Fondazione Zancan - presentato oggi - che lancia l'allarme: "nell'Europa dei 15, l'Italia presenta una delle più alte percentuali di popolazione a rischio povertà". Il rapporto ricorda i dati Istat: il 13% degli italiani è povero, vive con meno di 500-600 euro al mese. Sono povere le famiglie con anziani (soprattutto se autosufficienti) ed è povero un terzo delle famiglie con tre o più figli; il 48,9% di queste vive al sud. Avere più figli aumento il rischio di povertà. Eppure non è così altrove. Ad esempio, in Norvegia con più figli il tasso di povertà si abbassa. Il nostro paese è al di sotto della spesa media per la protezione sociale. In realtà, la spesa aumenta ma per via della previdenza. Nel 2007, il pubblico ha erogato prestazioni a fini sociali pari a 366.878 mln euro, di cui il 66,3% per pensioni (+5,2% rispetto al 2006). Squilibrio più evidente se si considera l'incidenza sul Pil: la spesa per la previdenza incide per il 15,8% (15,6%), quella per la sanità per il 6,2% (6,4%), per l'assistenza sociale per l'1,9% (1,9%). Il rapporto suggerisce di riorientare e riqualificare le risorse.

Profit e non profit: nuove prospettive per il turismo sociale

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