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28 settembre 2011

Il non profit si ritrova a Napoli

Al via il 30 settembre il seminario del progetto di formazione dei quadri del terzo settore meridionale


I dirigenti regionali delle più importanti organizzazioni di terzo settore di sei regioni meridionali (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia), si incontrano a Napoli per il seminario conclusivo del progetto di Formazione dei Quadri del Terzo Settore meridionale (FQTS). Un appuntamento importante a cui parteciperanno oltrre 200 quadri del non profit italiano.
Al centro di questa seconda edizione il tema dei Beni Comuni del Mezzogiorno, da salvare, curare e riprodurre, come realtà intorno alla quali favorire processi di sviluppo e coesione sociale, in un’ottica di sussidiarietà e di partecipazione democratica tra le organizzazioni della società civile, i cittadini, il terzo settore e le istituzioni locali.
Durante la tre giorni, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (nella giornata di sabato 1°ottobre), saranno esposti i sei progetti di collaborazione partecipata sulla gestione dei Beni Comuni, realizzati da ciascuna regione.
Il progetto è promosso dal Forum del Terzo Settore, Consulta Nazionale del Volontariato, ConVol (Conferenza Permanente Presidenti Associazioni e Federazioni Nazionali di Volontariato) e CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato), con il sostegno della Fondazione CON IL SUD.
“È sempre più cruciale – sostiene Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo Settore - il ruolo del terzo settore nel dare risposte e servizi a bisogni di cittadini non soddisfatti dall’intervento pubblico (Stato-Regione-Enti locali) e dal mercato.” “L’incontro dei dirigenti del terzo settore – prosegue Olivero – ha una forte valenza sociale, ed è strategico a livello politico perché indica una strada per il cambiamento del Paese. Un cambiamento vero, che parte dal basso e dalla responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti.”
“La formazione dei quadri delle organizzazione del terzo settore è una evidente necessità – dichiara Emma Cavallaro, presidente ConVol - . Per quel che riguarda il volontariato, la dimensione della gratuità organizzata resta, assolutamente, il contributo fondamentale che noi possiamo offrire al benessere delle comunità ed alla crescita di tutto il terzo settore, insieme con la capacità di guardare ai cambiamenti sociali sapendo innovare i nostri interventi, e la nostra governance e scegliere strategie che sappiano andare oltre l’immediato. La gratuità se è vera è un modo di intendere la vita e le relazioni sociali. E per questo essa rappresenta una forte e profetica provocazione per tutta la società”.
“E’ strategico che i Centri di Servizio per il Volontariato (CSV), siano parte attiva di questo percorso - afferma Marco Granelli, presidente di CSVnet -. La formazione del volontariato è una delle funzioni istituzionali dei CSV, ed è importante che proprio loro, in particolare i CSV del meridione, abbiano colto questa iniziativa come un momento di confronto sulle proprie competenze per continuare ad essere al fianco delle associazioni e per favorire il loro sviluppo”.
Un significativo traguardo raggiunto dal terzo settore e dalle organizzazioni di volontariato è la buona pratica della Puglia dove è stato siglato un "Patto di Sussidiarietà" con le pubbliche amministrazioni che si sono impegnate a promuovere sul territorio la costituzione di "Case della sussidiarietà e dei beni comuni", strutture a servizio della cittadinanza attiva e deputate alla salvaguardia, valorizzazione e riproduzione dei beni necessari ad una convivenza civile, sostenibile, inclusiva e pacifica.
Alla tre giorni di studi e dibattiti prenderanno parte numerosi e significativi docenti universitari ed esperti: Emma Cavallaro (Presidente ConVol); Francesca Coleti (Portavoce Forum Campania); Giuseppe Cotturri (Università di Bari); Andrea Volterrani (Università di Tor Vergata); Marco Granelli (Presidente CSVnet e Assessore alla Sicurezza e al Volontariato del Comune di Milano); Sergio D’Angelo (Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli); Alberto Lucarelli (Assessore ai Beni comuni del Comune di Napoli); Fausto Casini (Coordinatore della Consulta del Volontariato); Mauro Giannelli (Coordinatore dello staff nazionale FQTS); Piero Fantozzi (Università della Calabria).
La sessione conclusiva di domenica 2 ottobre “Il lavoro comune per un rinnovato impegno” vedrà gli interventi di: Giuseppe Guzzetti (Presidente ACRI), Carlo Borgomeo (Presidente della Fondazione CON IL SUD), Andrea Olivero (Portavoce del Forum del Terzo Settore), Ugo Ascoli (Università Politecnica delle Marche) e Luciano Squillaci (Consigliere Delegato CSVnet).

Acli. Mezzogiorno, necessarie nuove politiche per la formazione e il collocamento

Queste le soluzioni proposte dalle Acli per risollevare il Mezzogiorno


Un danno insostenibile per il Sud. Così il responsabile delle Acli per il Mezzogiorno Gianluca Budano commenta lo «tsunami demografico» i dati del rapporto Svimez sull’economia meridionale, diffuso ieri.
Nessuno stupore però sul quadro disegnato dall’Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno.
«I dati del Rapporto Svimez purtroppo non ci meravigliano - spiega Budano che è anche presidente delle Acli pugliesi - anzi confermano le preoccupazioni da anni manifestate e l'idea che i problemi del Paese, simili lungo tutto lo Stivale, si ripercuotono con intensità sempre maggiore nel Mezzogiorno». « La forte emigrazione di giovani cervelli- prosegue il dirigente - verso l’estero o il Nord Italia procura un danno insostenibile all’economia del Mezzogiorno e prima ancora alle famiglie, che nella formazione dei figli hanno investito le proprie risorse e assistono alla beffa di vedere i benefici dei loro investimenti ripercuotersi in territori diversi da quelli d’origine».
Per risolvere in parte il problema bisognerebbe secondo Budano pensare a «politiche di formazione professionale mirate, non estemporanee, fortemente legate al territorio e ai suoi specifici bisogni formativi e occupazionali» e a riformare il sistema di collocamento dei lavoratori.

Rapporto Svimez

L’ente per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno ha pubblicato il Rapporto 2011: male Campania e Sannio
Nessun comune della provincia è citato tra le zone in crescita.

Male anche il capoluogo

Un Mezzogiorno in recessione nel quale la Campania recita la parte di regione più povera in assoluto. E’ questa la fotografia scattata dalla Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, nell’annuale Rapporto sull’economia.Costante impoverimento demografico (il Rapporto parla testualmente di “tsunami” per significarne la misura), fuga verso il Centro-Nord di migliaia di persone, alta disoccupazione giovanile: dati allarmanti quelli diffusi dalla Svimez in riferimento a tutto il Meridione e, in particolare, alla Campania che nel 2010 ha fatto registrare la contrazione del proprio Prodotto interno lordo dello 0,6%, la perdita di 27.900 posti di lavoro con conseguente ingrossamento delle fila dei disoccupati (18.500 in più rispetto al 2009), l’abbandono del suolo regionale di 16.200 residenti.Cifre senz’altro inquietanti alle quali la provincia di Benevento ha fornito purtroppo un contributo. Più contenuto che nel resto della regione il calo demografico, “solo” 409 unità perse in un anno, è sul fronte dello sviluppo che giungono le note più dolenti. Pur non fornendo il dettaglio numerico relativo al bilancio occupazionale della provincia, la Svimez traccia un quadro davvero poco confortante per il Sannio. E’ in particolare la sezione del Rapporto dedicata a ‘Competitività, internazionalizzazione e innovazione’ a bocciare clamorosamente la nostra provincia. Il Rapporto individua nel Meridione 325 ‘Sistemi locali di lavoro’ e 7 differenti livelli di sviluppo: ‘Aree marginali’, ‘Aree deboli divergenti’, ‘Aree deboli convergenti’, ‘Aree urbane in difficoltà’, ‘Aree industriali in difficoltà’, ‘Aree forti consolidate’, ‘Aree forti in crescita’. Nessun comune della provincia di Benevento trova spazio nelle fasce a più elevato grado di sviluppo economico mentre non mancano centri sanniti nelle categorie svantaggiate. E’ il caso ad esempio di Circello, Guardia Sanframondi, Morcone, San Bartolomeo in Galdo, San Marco dei Cavoti, che la Svimez colloca impietosamente tra le ‘Aree marginali’ al pari delle zone interne della provincia di Avellino (Calitri, Lacedonia, Montecalvo Irpino, Paternopoli, Vallata). Ma se la città di Avellino riesce a trovare posto almeno nelle ‘Aree forti consolidate’, categoria nella quale lo studio colloca i centri che “si caratterizzano per la presenza di elevati tassi di attività e una dinamica crescente dell’occupazione”, non altrettanto accade al capoluogo sannita. Benevento viene infatti citata desolatamente tra le ‘Aree deboli’, vale a dire “aree a potenziale turistico inutilizzato” o anche “aree votate al turismo ma i cui dinamismi non sono in grado di correggere il dato complessivo di arretratezza”. Lo stesso ‘rating’ in provincia viene assegnato ad Apice. E purtroppo non possono dirsi più fortunati nemmeno i centri principali della provincia come Montesarchio, Sant’Agata de’ Goti, Telese Terme, accomunati dallo studio nella categoria ‘Aree urbane in difficoltà’ in quanto “comuni di maggiori dimensioni caratterizzati per una crescita particolarmente bassa del valore aggiunto e una forte flessione dell’occupazione e della forza lavoro”.

14 settembre 2011

TURISMO TERMALE

TERME DI TELESE (BN) Meeting delle Acli 15/18 Settembre 2011


Le Acli delle regioni del Sud Italia si incontreranno a Telese Terme dal 15 al 18 settembre per discutere di capitale sociale meridionale, relazioni sociali e valorizzazione turistica e culturale del Mezzogiorno. Tra gli ospiti dell’evento, i ministri Romano e Carfagna, il sottosegretario all’Economia Miccichè, oltre a rappresentanti di Organizzazioni professionali, Enti del turismo sociale, Associazioni di consumatori, Federazioni dei pensionati, personaggi del mondo della politica, della cultura, della ricerca, dell’informazione, del turismo, dell’università e della comunicazione.

Venerdi 16 settembre alle ore 18.00 si discuterà della “chiave sociale del turismo termale”con l’introduzione del Presidente Nazionale CTA Pino Vitale, interverranno: il sottosegretario all’Ambiente Giampiero Catone, l’onorevole Nunzia De Girolamo, , il Presidente Nazionale di Federterme Costanzo Iannotti Pecci, il giornalista RAI Puccio Corona, il Presidente Nazionale FITUS Benito Perli, la V.ce Presidente Termalisti di Ischia Stefania Capaldo, il segretario nazionale FAP Pasquale Orlando, l’Assessore alle Politiche Sociali Comune di Napoli Sergio D’angelo e l’On. Gugliemo Vaccaro. Modera il convegno il Capo Redattore Centrale del Corriere del Mezzogiorno Dott. Carmine Festa. Concluderà i lavori l’Assessore Regionale al Turismo On. Giuseppe De Mita.

“La nostra idea – spiega Pino Vitale, Presidente Nazionale del Centro Turistico Acli e ideatore del convegno – è quello di cercare un’integrazione trai le cure accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale e le cure di Benessere-Termale altamente specializzate per un target più esclusivo. Il nostro intento continua – Pino Vitale – è quello di unire i due target, cercando di avvicinare quello più esclusivo a quello accreditato; nonché tentare di creare una filiera turistica termale di tutta la Campania.

Per tutto il meeting sarà possibile partecipare a degustazioni continuative della cucina tradizionale. Un'occasione imperdibile per poter assaggiare i migliori prodotti dei vitigni nostrani ed imparare i principi che stanno alla base di un buon connubio cibo – bevanda con degustazioni guidate.

09 settembre 2011

RISORSA MEZZOGIORNO : IL BELLO E IL BUONO DEL SUD

Cento bandiere delle ACLI e delle Associazioni specifiche del sistema aclista annunciano a Telese Terme e alla Valle Telesina il prossimo meeting di Risorsa Mezzogiorno magazine delle ACLI meridionali.
Gli ultimi giorni per ritoccare il ricco programma politico e culturale della quattro giorni dedicata al bello e al buono del sud.

Diversi i temi dei convegni:

- La chiave sociale del Turismo Termale;
-
Un patto nuovo tra agricoltura e territorio: la sfida delle eccellenze;
-
Nuove forme di intermediazione nel mercato del lavoro;
-
La rete delle ACLI del Sud: una risorsa per lo sviluppo e la coesione sociale;
- Capitale sociale e rete infrastrutturale, chiavi di sviluppo dell’economia del territorio;
- Il Governo del Mezzogiorno oltre la crisi.

Ospiti prestigiosi, quaranta stand dedicati alle tipicità, spettacoli mostre e seminari per saldare capitale sociale e programmi di sviluppo.




Appuntamento a Telese Terme, quindi, dal 15 al 18 settembre!

31 agosto 2011

Lavoro. «Scomposto» e precario: le proposte Acli a convegno

Al via le giornate di studio dall'associazione
Al via da domani, 1 settembre, il 44° incontro nazionale di studi delle Acli dedicato quest’anno al tema del “Lavoro scomposto” (Verso una nuova civiltà dei diritti, della solidarietà e della partecipazione). Nei quattro giorni di convegno si alterneranno rappresentanti del mondo accademico, ecclesiale, sociale, sindacale e politico. Al centro dell’attenzione, dunque il lavoro e in particolare i limiti vecchi e nuovi del mercato del lavoro italiano. Ad aprire domani le giornate la relazione del presidente nazionale Acli Andrea Olivero.
«Guardi, l’elemento fondamentale non è l’articolo 18, ma il diritto che esso ha regolamentato». Andrea Olivero, presidente delle Acli, sa bene che parlare di articolo 18 è come giocare con il fuoco, ma la proposta di «contratto prevalente a tempo indeterminato» che presenta al 44esimo incontro nazionale di studi delle Acli - dedicato al “lavoro scomposto” e che si tiene a CastelGandolfo, nei luoghi dove esattamente trent’anni fa Giovanni Paolo II firmò l’enciclica Laborem exercens - mette le mani proprio lì.
Qual è esattamente la proposta?Andare verso una riduzione della precarietà del lavoro attraverso un contratto nuovo, che sia a tempo indeterminato ma contempli la possibilità di licenziamento nei primi tre anni. Formalizzeremo la proposta alle parti sociali e ai rappresentanti del governo, e speriamo si tramuti nelle specifiche di una proposta di legge da parte di politici più sensibili.
Facile immaginare le critiche…C’è naturalmente una resistenza, sia da parte del governo che teme che questo riduca la flessibilità, sia da parte dei sindacati, che temono si voglia toccare l’articolo 18. Non è così. Innanzitutto per noi la flessibilità in ingresso nel mondo del lavoro non è un male, a patto che resti circoscritta all’entrata. È meglio allora prevedere la possibilità di licenziare nei primi anni di lavoro, ma con un contratto a tempo indeterminato, piuttosto che condannare i giovani al supplizio di contratti che vanno di tre mesi in tre mesi. Quanto all’articolo 18… l’elemento fondamentale non è l’articolo 18 in sé, ma il diritto che esso ha regolamentato in una determinata fase storica della vita del Paese, cioè il diritto ad avere un lavoro stabile. Il tema da porre con urgenza nel dibattito odierno – dove è assolutamente assente – è come allargare i diritti di un lavoro stabile anche a quanti oggi sono esclusi dall’articolo 18.
Nel nuovo Testo unico sull’apprendistato c’è qualcosa del genere, no? Sì, qualcosa là è stato recepito, soprattutto andando a scoraggiare il continuo ricambio da parte delle imprese dei lavoratori in apprendistato. Paradossalmente questo strumento è stato visto più come sostegno alle imprese che come occasione per i giovani. Quel che è stato fatto però non basta, si deve fare di più ed è una delle grandi priorità dell’oggi. Del resto sono i dati del nostro mercato del lavoro a dirci che è necessario cambiare alcune regole.
Perché parlate di “lavoro scomposto”?Per tanti fattori insieme, non solo perché il lavoro è precario e contrattualmente frantumato. C’è un elemento antropologico per cui un tempo trovare un lavoro voleva dire diventare adulti, oggi non più, e uno sociale, per cui un tempo il lavoro era un tassello fondamentale della costruzione della propria identità, oggi non più. Anche sotto il proflo macroeconomico il lavoro è scomposto rispetto all’economia, per cui quando c’era un annuncio di licenziamenti i titoli in borsa crescevano, come se il lavoro fosse accessorio o addirittura di disturbo per l’impresa stessa. La nostra sfida, come Acli, è ricostruire il significato profondo del lavoro per le persone, la società e anche per l’economia, perché noi crediamo che solo un’economia con al centro il lavoro possa essere un’economia buona e per l’uomo.
Una riflessione è dedicata anche al rapporto tra lavoro e volontariato. È un tema delicato. C’è un pensiero che li vuole tenere distinti, per evitare forme in cui il volontariato maschera uno sfruttamento sottopagato. Però la distinzione è stata anche fonte di una profonda divisione tra questi mondi. Una realtà come la nostra deve sforzarsi di fare un’operazione di sintesi: certo ci sono delle specificità che bisogna tenere marcate ma insieme si può concorrere, costruendo progettualità specifiche, a raggiungere risultati comuni. La logica del dono e quella del lavoro non sono tra loro in contrasto, ma hanno anzi bisogno una dell’altro. Lo provano i nostri promotori sociali.
Il numero33% l’aliquota contributiva unica proposta dalle Acli sia per i contratti di lavoro dipendente sia per i parasubordinati. Cancellare il sistema della doppia aliquota contributiva ed eliminare il vantaggio economico dell’impresa ad utilizzare il contratto parasubordinato eliminerebbe i falsi contratti a progetto. I lavoratori atipici in Italia sono oggi 2milioni 583mila.

30 agosto 2011

STATI GENERALI DEL TURISMO SOCIALE IN ITALIA


STATI GENERALI DEL TURISMO SOCIALE IN ITALIA
CRITICITA’ - ATTESE - PROPOSTE

MATTINATA
Introduce e coordina i lavori Fiorello Primi
SALUTI E INTREVENTI INTRODUTTIVI
Sindaco di Castell’Arquato
Assessore Regionale
Capo Dipartimento Ministero del Turismo
RELAZIONE DI APERTURA
TURISMO: E’ TEMPO DI POLITICHE SOCIALI - UN ANNO DOPO RIMINI-
Norberto Tonini
I RAPPORTI INTERNAZIONALI E GLI STRUMENTI A DISPOSIZIONE
• OITS INTERNAZIONALE – Jean Marc Mignon, Bruno Molea
• BUONI VACANZA – Benito Perli
APPROFONDIMENTI E DIBATTITO
PAUSA PRANZO (13.00 – 14.30)
POMERIGGIO (14,30 - 17,00)
VERSO UN PROGETTO PLURIENNALE PER IL TURISMO
SOCIALE – PROPOSTE CONSIGLIATE
Coordina i lavori Norberto Tonini
Seguono interventi programmati e limitati a 10 minuti nei seguenti argomenti
• LA LEGISLAZIONE REGIONALE DI SETTORE
• IL CONTRIBUTO DEGLI ENTI LOCALI
• L’APPORTO DELL’ASSOCIAZIONISMO
• BUONI VACANZE: DEFISCALIZZAZIONE E CONTRATTAZIONE AZIENDALE
• LARGO AI SENIOR
• DIAMO UN TETTO AL SACCO A PELO
• L’ANIMAZIONE CULTURALE AMBIENTALE
• GLI ITINERARI TURISTICO – RELIGIOSI
• SUPERARE LA DISABILITA’
• UN ALLEANZA PER CONOSCERE E DISCERNERE
DIBATTITO E CONCLUSIONI


Organisation Internationale du Tourisme Social International Social Tourisme Organisation
COORDINAMENTO ITALIA
segreteria@bits-it.org www.bits-it.org


24 agosto 2011

Isole Eolie: una tassa di soggiorno per i turisti

Il sindaco Mariano Brunoda in fondo da qualche parte, vanno ripresi gli 800mila euro che servono per chiudere il bilancio in positivo, và compreso il suo stato d’animo, hanno tagliato i fondi regionali…La spiegazione ufficiale resta comunque quella di dover investire in servizi e migliorie, a favore, appunto, dei turisti. Associazione albergatori e maggioranza di centrodestra sul piede di guerra, ma potranno fare ben poco. La proposta del sindaco è stata accettata dalla presidenza del Consiglio e della Regione. Stà quindi per essere definito come agire. Ci sono 2 opzioni: far pagare un ticket di 5.00 euro a turista, oppure 1500 euro per ogni sbarco effettuato direttamente alle compagnie di navigazione.
Il presidente di Federalberghi Eolie, ha intanto scritto una lettera al sindaco, invitandolo a valutare attentamente i pro e i contro; è vero che il territorio non riesce a sopperire ad un carico così grosso di turisti “mordi e fuggi” (si parla di 10mila al giorno), pur vero che a farne le conseguenze sarebbero solo le persone oneste, che registrano tutte le presenze, agevolando così i “furbetti del quartiere” che intascherebbero in nero, con il conseguente aumento d’illegalità e mancanza di censimento, senza contare gli introiti delle tasse in meno che arriverebbero in tasca all’amministrazione, meglio allora la tassa di sbarco, così come già prospettato dall’ANCIM (Associazione Nazionale comuni Isole Minori) in sede nazionale.

13 agosto 2011

Buoni Vacanze: Campania forte richiesta

Pino Vitale, presidente nazionale del CTA (Centro Turistico Acli) nonché coordinatore regionale Campano della Fitus (la federazione che associa i principali enti di turismo sociale), presenta in anteprima i risultati relativi ai Buoni Vacanze nella nostra Regione.
Sono Lombardia e Campania le regioni che hanno utilizzato di più i buoni vacanza creati dal Ministero del Turismo; lo evidenzia un rapporto del CTA (Centro Turistico Acli) che ha rielaborato dati di fonte BVI(Buoni Vacanze italia) sullo stato di attuazione degli incentivi statali alle ferie.
"Il CTA da tempo scommette sui Buoni Vacanze con una pratica sociale in grado di rafforzarli e non a caso abbiamo potenziato tutte le nostre sedi per informare i cittadini e da settembre avremo venti sedi solo in Campania, insieme alla FAP, Patronato e il Caf .
Con questi numeri – afferma Vitale – non si cambia l’economia turistica ne si modifica il PIL del settore ma si avvia un percorso che può essere maggiormente migliorato e soprattutto allargato. Le famiglie che hanno utilizzato i buoni al 30 giugno 2011 nelle diverse province sono: Napoli richiedenti 1504 per un totale di spesa di euro 1.554.055.00, Salerno richiedenti 413 per una spesa di euro 423.465.00, Avellino richiedenti 332 per una spesa di euro 540.995.00, Caserta richiedenti 229 per una spesa di euro 216.530.00, Benevento richiedenti 79 per una spesa di euro 76.325.00.
"Insomma - spiega Pino Vitale - il sistema Campania con la sensibilità e le scelte strategiche dell'Assessorato al Turismo della Regione Campania si sta muovendo partendo da Ischia, ma per vincere la sfida ci vuole più spazio e ruolo per l'associazionismo. Non a caso il CTA ha mobilitato il sistema delle ACLI a partire dalla potente federazione anziani e pensionati (Fap acli) per una diffusione di massa dello strumento tra le famiglie e i pensionati, ma anche per spingere gli operatori economici ad accettare questo moderno mezzo di pagamento del turismo. Siamo convinti che i buoni vacanza, se irrobustiti e diffusi, possono dare un contributo importante alla crescita del turismo italiano. "Insieme alla FITUS - conclude Pino Vitale- sosteniamo le proposte in questa direzione e inoltre abbiamo avviato una riflessione in sede europea con il vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella per un uso comunitario di questo strumento"

Profit e non profit: nuove prospettive per il turismo sociale

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