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12 giugno 2009

Napoli Teatro Festival.

Napoli in prima fila
Stasera all’Albergo dei Poveri il Presidente della Repubblica saluterà gli artisti internazionali che in questi giorni stanno dando vita al Napoli Teatro Festival. Tutta la stampa italiana e molti giornali di diversi Paesi stanno dando giustamente grande rilievo a questa manifestazione teatrale fortemente voluta dalla Regione. Grazie al Festival Napoli si pone come una capitale europea del teatro.
La partecipazione del Presidente Napolitano mostra ancora una volta il suo affetto per Napoli e la sua vicinanza a chi lavora per fare di questa straordinaria città un luogo aperto al dialogo e al confronto tra culture, rendendola sempre più capace di aprirsi al mondo e di accogliere e mettere in relazione tradizioni differenti. Con questo spirito il Presidente ha scelto Napoli per ospitare in queste ore il vertice informale multilaterale “Uniti per l’Europa”, a cui parteciperanno i Capi di Stato di Austria, Germania, Lettonia, Polonia, Portogallo e Ungheria. Le sale di Palazzo Reale ospiteranno un confronto al massimo livello sulle prospettive dell’Unione Europea all’indomani di un voto che pone importanti questioni sul rapporto tra cittadini e istituzioni comunitarie.
Napoli, dunque, accoglie in questi giorni ospiti internazionali ed eventi di grande rilevanza e attualità, riscoprendo il suo ruolo di grande capitale europea e mediterranea. Vorrei davvero ringraziare, a nome di tutta la comunità campana, il Presidente Napolitano per l’attenzione e la profonda sensibilità con cui sa essere accanto alla sua città. Grazie Presidente, bentornato nella tua Napoli.

Acli, nascono i Punti famiglia

L'iniziativa realizzata con il 5 per mille. 60 i punti già operativi
Un nuovo parco giochi ad Agrigento, un corso di musicoterapia per bambini a Cagliari, un gruppo di acquisto solidale per famiglie a Roma, un laboratorio di informatica per anziani a Biella, un mercatino di scambio ad Imperia. Sono solo alcune delle attività realizzate in tutta Italia grazie ai Punto Famiglia delle Acli e ai contributi del 5 per mille.
Presentati oggi a Roma alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla famiglia Carlo Giovanardi e del segretario generale della Conferenza episcopale italiana mons. Mariano Crociata, i "Punto Famiglia" sono spazi organizzati in cui si offrono alle famiglie servizi specifici e occasioni di aggregazione e coinvolgimento diretto. «Luoghi di incontro e di amicizia - spiegano le Acli - nei quali le famiglie possano sperimentare e vivere positivamente l'appartenenza ad una comunità, ricevere ed offrire solidarietà, trovare insieme risposte ai bisogni specifici, in una logica di mutuo aiuto e solidarietà interfamiliare».
«Apprezzamento da parte dei Vescovi italiani» è stato espresso dal segretario generale della Cei, mon. Mariano Crociata, che ha sottolineato l'importanza della «promozione di un pieno protagonismo familiare», denunciando per contro «una sorta di cecità del sistema sociale verso la famiglia», la sua «invisibilità agli occhi dei mass media, delle istituzioni politiche ed economiche», i «tentativi di neutralizzazione della famiglia stessa, ossia di negazione e rimozione della sua specificità, mediante un'assimilazione indifferenziata di tutte le relazioni fra individui».
60 i Punto Famiglia delle Acli già attivi o in cantiere tra province e regioni: distribuiti equamente tra Nord (20), Centro (21) e Sud (20). L'obiettivo delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani è arrivare a 200 entro la fine del 2010, potendo contare sui contributi del cinque per mille destinati alle Acli. «Un modo - ha detto il presidente Andrea Olivero - di restituire alle famiglie sul territorio quello che le famiglie hanno voluto donarci».
Consulenza previdenziale e fiscale, tutela giuridica, orientamento su mutui e prestiti, servizi di cura per l'infanzia, assistenza nei ricongiungimenti per i cittadini immigrati. Questi alcuni dei servizi che potranno trovarsi nei "Punto Famiglia", in base alle esigenze e alle risorse dei diversi territori, lavorando in rete con le parrocchie, le diocesi, le altre associazioni, gli sportelli dei Comuni. E poi percorsi di educazione alla genitorialità, consulenze psicologiche e pedagogiche, «perché le difficoltà delle famiglie italiane» - spiegano le Acli - «in particolare quelle giovani, non sono solo di ordine economico ma anche di ordine relazionale».
Non solo risposte ai bisogni contingenti, dunque, ma soprattutto occasioni coinvolgimento diretto, opportunità di incontrare altre famiglie: dalle attività sportive ai percorsi naturalistici, dai viaggi organizzati alle visite guidate per le famiglie. Attività ricreative, ludiche e culturali. Banche del tempo, per condividere anche le competenze presenti all'interno delle famiglie. Doposcuola e sostegno scolastico. Gruppi di acquisto solidale familiare e dei mercatini dell'usato.
«Noi crediamo nel protagonismo familiare»- afferma il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero - «nella famiglia come risorsa per l'intera comunità. Per questo il nostro intento è duplice: da un lato sostenere la famiglia nei suoi bisogni e nelle sue difficoltà, dall'altro promuoverla nelle sue potenzialità. I nostri obiettivi sono questi: sostenere come associazione il protagonismo civico delle famiglie; ottenere il riconoscimento - a livello culturale e politico - di una vera e propria cittadinanza familiare; contribuire a costruire una società a misura di famiglia».

11 giugno 2009

SONDAGGIO. Vacanze:italiani pigri e poco sportivi

Secondo un survey di Tripadvisor i turisti italiani dedicherebbero solo 2 ore al giorno allo sport e più di 4 ore al romanticismo
Se potessero decidere come impiegare il loro tempo durante la loro giornata ideale in vacanza gli italiani non avrebbero davvero dubbi: confermandosi in assoluto i piu' pigri fra i turisti europei, dedicherebbero solo 2 ore allo sport e ben 4 ore e 31 minuti ai momenti romantici da trascorrere con il partner. A rivelarlo e' il recente sondaggio condotto fra 2.852 turisti europei, dei quali 600 italiani, di TripAdvisor (www.tripadvisor.it), la community di viaggiatori, con oltre 10 milioni di utenti registrati, piu' di 25 milioni di visitatori mensili e 23 milioni di recensioni e opinioni, che ha rivolto ai suoi iscritti alcune domande per individuare trend e hot spots delle vacanze estive 2009. Stressati dal lavoro, ma anche desiderosi di relax, se potessero scegliere come trascorrere la loro giornata ideale in vacanza assegnando ad ogni attivita' un numero di ore, la maggioranza dei turisti intervistati dedicherebbe al sonno la maggior parte del suo tempo: i piu' dormiglioni in assoluto sono i francesi (8 ore e 20 minuti), seguiti dai tedeschi (8 ore) e dagli inglesi (7 ore e 50 minuti). Spagnoli e italiani li seguono a breve distanza, rispettivamente con 7 ore e 31 minuti e 7 ore e otto minuti riservati al sonno. Fra le attivita' piu' appassionanti per gli intervistati europei rientra lo sport - che vede in testa i turisti tedeschi, con 3 ore e 37 minuti e i turisti italiani come fanalino di coda e primi fra i piu' pigri con sole 2 ore. Fra i cultori della tintarella primeggiano gli inglesi, che dedicherebbero all'abbronzatura 2 ore e 53 minuti, seguiti dagli italiani con 2 ore e 40 minuti e ben distanziati dagli spagnoli, ultimi con solo 1 ora e 58 minuti dedicati al sole. In vacanza anche il tempo dedicato allo shopping si riduce drasticamente - in media i turisti europei dedicano poco piu' di un'ora agli acquisti - a favore delle attivita' culturali, praticate soprattutto dai turisti spagnoli (con piu' di 3 ore) seguiti da italiani e tedeschi a pari merito con 2 ore e 43 minuti. Gli italiani sono in assoluto i viaggiatori piu' dediti alla vita di coppia in vacanza (4 ore e 31 minuti), seguiti da spagnoli e tedeschi con poco piu' di un'ora dedicata al/alla partner.

10 giugno 2009

Le Acli salutano il loro Pastore

Un momento di riflessione pubblica sul tema della peculiare attualità dell'impegno politico e sociale dei cattolici, che si terrà presso il salone della Curia Vescovile di Caserta, in Piazza Duomo, Venerdì 12.06.2009 alle ore 18.00.
A partire da una autorevole rilettura della eloquente complessità dell'esperienza di avanguardia del Presidente Livio Labor, coltiviamo la speranza di offrire al nostro Pastore, Padre Vescovo Raffaele Nogaro, una opportunità di registrare, ancora una volta, l'affetto e la devozione delle Acli, perché sappia che nelle Acli troverà sempre fratelli nella fede e nel servizio ai più deboli.

TURISMO: LA CRISI CAMBIA LE FERIE

Spunta la vacanza ''prudente'': si resta in Italia, si riduce di un giorno, costa in media 110 euro in meno. Le sorprese? Cala il mare, ma ''spicca'' la Puglia. La crisi detta le regole delle vacanze, ma non le frena. Anzi aumentano i vacanzieri estivi: 37 milioni e mezzo di italiani contro i 33,7 del 2008. E' quanto emerge da un sondaggio realizzato da Confesercenti e SWG.Le difficolta' economiche preoccupano gli italiani ma non li scoraggiano ad andare in ferie. Anzi, quest'anno - secondo il sondaggio - sale dell'11% il numero dei vacanzieri: saranno 37 milioni e mezzo contro i 33,7 dell'anno scorso. In sostanza il 76% della popolazione non rinuncia ad un periodo di relax e di svago, mentre il 24% resta a casa.Vacanze improntate al risparmio a partire dalla riduzione della durata: in media un giorno in meno. La spesa scende dai 1056 euro del 2008 ai 946 di quest'anno (ovvero -10,4%). I condizionamenti della crisi si fanno dunque sentire: il 22% del campione ammette apertamente che spendera' di meno e il 15% che ridurra' i giorni di vacanza. Mentre un 33% non cambiera' abitudini.La fase recessiva si fa sentire sulle scelte in vario modo: cresce del 5% il numero di persone partita a giugno, mentre luglio (-3%) ed agosto (-4%) segnano una flessione pur rimanendo i mesi piu' gettonati in assoluto. E fra i fattori che influenzano le decisioni sulle vacanze domina il problema del reddito disponibile (41%). Solo a grande distanza pesano la questione della sicurezza del luogo (14%) e la scelta della compagnia (13%).Non solo la crisi ''consiglia'' soprattutto vacanze in Italia: la pensano cosi' il 73% degli italiani intervistati (ed un 20% ''accorcia'' ancora restando nella regione di residenza). Solo il 25% varca i confini per mete europee, fra le quali emerge la Spagna tallonata dalla Francia e, a distanza, le spiagge di Grecia e Croazia. E fra le mete piu' desiderate si fa largo a sorpresa la Puglia che insegue la capolista Toscana. Anche in cucina fa capolino la crisi: il 26% del campione dichiara di voler ''cucinare da se''', mentre il 25% opta per i pasti in albergo ed un 22% punta su pizzerie e trattorie.Ed un altro aspetto rivelatore della attenzione al risparmio arriva dalla maggioranza di italiani che prenotano i viaggi in tutto od in parte da soli. Ma il sondaggio Swg-Confesercenti mette in luce anche una tendenza impensabile nei decenni scorsi: il calo continuo del mare come prima scelta vacanziera. Dal 2006 al 2009 si passa dal 73% al 49% con una perdita di ben 24 punti. Calo in gran parte compensato da altre preferenze in ascesa: quelle per le vacanze culturali (dal 12 al 19%) e per l'opzione-vacanza verde (dal 2 al 14%).Che la vacanza sia un antidoto alla crisi lo rileva anche l'obiettivo piu' inseguito dai vacanzieri che e' ''il riposo'' (22%). Anche se non si disdegnano le passeggiate, visite a musei ed eventi culturali. Subito dopo divertimenti e buona cucina.Il 44% degli italiani scelgono decisamente la vacanza in famiglia molto probabilmente anche per motivi economici. Per un altro 13%, sara' invece la compagnia, il gruppo con cui andra' in vacanza, il fattore che influenzera' maggiormente la scelta della meta estiva. Ma un 5%, circa due milioni e mezzo di persone, andranno da soli, per necessita' o per virtu', secondo il detto ''meglio soli che...''.

09 giugno 2009

Paperino spegne 75 candeline

A 75 anni, il celebre papero della Walt Disney non ha intenzione di mostrare alcun segno di invecchiamento. Intraprendente e divertente quando si tratta di confabulare con i nipotini Qui, Quo, Qua, sfaticato e svogliato quando si tratta di lavorare, Paperino riconferma il suo successo in occasione del suo 75esimo compleanno, lanciando un concorso mondiale per la matita che disegnerà il miglior Donald Duck. Il fortunato fumettista vedrà la propria opera esposta a Anaheim, nel California Convention Center accanto a Disneyland.

04 giugno 2009

La nuova frontiera del turismo

Casino negli hotel a 5 stelle
L’Italia propone di aumentare i casino sul territorio nazionale, possibile frontiera del turismo. Oggi il Paese dispone di 4 casino contro i 188 in Francia, i 150 nella Repubblica Ceca, i 131 in Gran Bretagna, i 125 in Estonia, i 70 in Germania, i 35 in Spagna, i 20 in Croazia, i 17 in Svizzera, i 12 in Austria, gli 11 in Olanda, i 10 in Slovenia, i 9 in Grecia e gli 8 in Portogallo e Belgio. Sale da gioco negli alberghi a 5 stelle. Probabilmente sarà questa la nuova frontiera del turismo italiano: inverdire un po’ il turismo, rinvigorirlo, dargli l’abbrivio dell’adrenalina. I celebri storici casino di Campione, Venezia, Sanremo e Saint Vincent evidentemente non bastano a risollevare le sorti del turismo del Bel Paese, o al contrario sono gli unici a tener testa alla “crisi” oramai dilagante in famiglie e portafogli, tanto da costituire il buon esempio. Le città che sono interessate al progetto casino sono sette: dal nord del Paese al sud, isole comprese, segno che questa “rivoluzione turistica” è piaciuta moltissimo. Pioniere saranno quindi le località di Stresa, Gardone Riviera, San Pellegrino Terme, Viareggio, Fiuggi, Ostuni e Taormina. Così se da un lato qualcuno non vede come possa funzionare la relazione tra turismo d’azzardo e turismo culturale, c’è già chi pensa di riaprire vecchie sedi non più operative, come appunto quella del casino di Taormina. Anche la Puglia pare sia molto favorevole all’iniziativa, nell’ottica di far rivivere certi hotel e ambienti molto eleganti che ben si prestano alla realizzazione di un casino. Strano ma vero, la Federgioco (associazione dei quattro gestori dei casino italiani) si è dichiarata contraria, in quanto, secondo un primo bilancio, per adesso il rapporto tra domanda e offerta sembra essere del tutto equilibrato.

03 giugno 2009

Darfur, il dramma di un popolo che si consuma nell'indifferenza generale

Il Darfur, letteralmente ‘terra dei Fur’, è la regione che si estende ad occidente del Sudan, di cui è parte integrante e si divide in: Darfur meridionale, settentrionale e occidentale. Esso è abitato in parte da tribù nomadi arabo-musulmano dedite alla pastorizia, e in parte da tribù stanziali africane di religione animiste, cristiane e anche musulmane dedite all’agricoltura. Il governo sudanese, con sede a Khartoum, è guidato dal presidente Omar el-Beshir, islamico e tendenzialmente integralista, che nella gestione della cosa pubblica si ispira ai criteri della legge islamica, la Sharia. La linea politica del governo sudanese è accentratrice, contraria alle ipotesi federaliste o scissioniste abbracciate dai movimenti di opposizione e di resistenza del Darfur. Nella regione sud occidentale del Sudan, dal febbraio 2003, agiscono i ribelli dell’Esercito di liberazione del Sudan (Sla) e del Movimento per la giustizia e l’eguaglianza (Jem) contro cui si sono scatenati gli Janjaweed, i ‘diavoli a cavallo’, miliziani arabi filo governativi che il governo di Khartoum arma e finanzia. Il governo sudanese è appoggiato di Cina, Russia e Iran e in maniera più defilata, del Canada. I ribelli invece sono sostenuti da Israele e Usa. Il sottosuolo del Darfur è ricco di risorse minerarie e petrolifere che ora sono sfruttate prevalentemente dai cinesi e canadesi. Risorse che fanno gola anche alle altre potenze mondiali che finora invece sono state escluse. I Paesi confinanti si inseriscono nel gioco della destabilizzazione dell’ex protettorato inglese, con aiuti al governo o ai ribelli, incursioni in territorio sudanese, speculazioni sul flusso dei profughi. Particolare importanza in tal senso riveste il Ciad. Si stima che a causa del conflitto in corso nel Darfur siano morte quasi 200mila persone e oltre 2,5 milioni siano i profughi. Molti villaggi, si stima almeno 200, sono stati bruciati e saccheggiati e i loro abitanti hanno subito uccisioni, mutilazioni, torture fisiche e psicologiche. Tutti atti che rendono chiaro quanto si voglia impedire la sopravvivenza dell’etnia africana che popola la regione. Sono innumerevoli anche gli stupri e i rapimenti di donne e bambini. Molti degli adolescenti rapiti sono, se donne vendute come schiave nei Paesi arabi del golfo, se maschi reclutati tra le fila dei ribelli o dei miliziani. In Darfur fino allo scorso 31 dicembre, come osservatori e per proteggere i civili, erano stati dispiegati, dal 2004, 7500 peacekeepers africani sotto l’egida dell’Unione Africana (Ua). La missione che era denominata ‘Amis’ ha fallito nel compito affidatogli perchè non è riuscita ad imporre la sua autorità nella regione. I soldati del contingente dell’Ua più volte sono stati attaccati sia dai ribelli sia dai miliziani filo governativi subendo perdite in mezzi e uomini e per non diventare anch’essi vittime del conflitto si sono dovuti barricare nei loro campi fortificati. La missione, alla fine del suo mandato, ha registrato la perdita di oltre venti militari. La scelta di una forza di pace così composta, solo con soldati messi a disposizione da Paesi africani, era stata fatta per la volontà espressa dal governo di Khartoum. Dall’inizio dell’anno è iniziato, nella regione sudanese, il lento dispiegamento di una nuova forza di pace mista Onu/Ua denominata ‘Unamid’. Il nuovo contingente costituito da oltre 20mila caschi blu sostituirà l’Amis. Il regime sudanese, come aveva fatto con la precedente missione, anche stavolta ha accettato sul suo territorio solo militari provenienti da Paesi africani opponendosi al dispiegamento, che costituisce la parte più massiccia, dei caschi blu occidentali. Le autorità di Khartoum, nel giustificare il loro comportamento, si appellano al fatto che nutrono seri timori che l’operazione possa celare occulti tentativi, da parte di governi occidentali, di interferire sulla sua politica interna. La verità è un’altra. Nel Paese africano, le autorità sono consapevoli che la presenza in Darfur di un contingente di peacekeepers integrato con unità occidentali, meglio armate e meglio addestrate, sicuramente avrebbe facile controllo dei miliziani e dei ribelli ponendo forse, fine al conflitto in corso nel Paese. Le Nazioni Unite hanno le mani legate. L’organismo internazionale può intervenire in Darfur solo se è dichiarato che nel Paese africano è in corso un genocidio. La comunità internazionale non ha ancora fatto questa dichiarazione e appare difficile che la possa fare in futuro. Una mancanza questa, dovuta soprattutto al fatto che Cina e Russia, che appoggiano il governo sudanese, hanno posto sempre il loro veto in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il presidente americano George W. Bush, in molte occasioni, ha lanciato appelli alle Nazioni Unite per sollecitarne un intervento più deciso per fermare il conflitto in Darfur. L’amministrazione americana è stata finora l’unica ad utilizzare il termine genocidio per indicare la tragedia in corso in Sudan. Per l’Onu invece sebbene in Darfur siano stati compiute uccisioni di massa, quanto sta accadendo in quella regione, non è genocidio perché non è dimostrato l’intento di volerlo compiere. Questa negazione è resa ancora più grave dalle tante analogie con quanto è accaduto nel 1994 in Ruanda. Finora, Washington, sebbene con riluttanza, è restata in disparte per dare modo alle diplomazie internazionali di negoziare con il governo sudanese. Di fronte all’impotenza dimostrata dalla comunità internazionale, la Casa Bianca ritiene che ormai il tempo delle promesse sia finito e che il presidente sudanese el Bashir debba agire rispettando gli impegni presi. Finora non ne ha rispettato nemmeno uno continuando a bombardare indifesi villaggi, riunioni di capi religiosi e di ribelli, impedendo la distribuzione di cibo alla popolazione, facendo avvelenare i pozzi d’acqua potabile, distruggendo i raccolti e gli alberi da frutta. Inoltre, fatto ancor più grave, ha ordinato di dipingere i suoi aerei di bianco, nella speranza che potessero essere confusi con quelli dell’Onu, per trasportare armi ed eludere l’embargo che vige nei confronti del suo Paese. Le violenze in Darfur, alimentate da un’opportuna ‘strategia del terrore’, sono confermate anche dalle denuncie dei volontari, sudanesi e stranieri, che operano per conto delle organizzazioni umanitarie non governative (Ong). Questi ormai sono considerati, da chi ha interesse a fomentare le violenze nella regione occidentale sudanese, scomodi testimoni di quanto avviene in quei luoghi. Motivo questo che potrebbe giustificare il perché, in molte aree della regione, anche gli operatori umanitari sono stati attaccati dagli Janjaweed allo scopo di intimidirli e allontanarli. Una strategia, che sembra essere vincente in quanto diverse Ong, fortemente colpite negli ultimi mesi, hanno deciso di abbandonare il Paese lasciando senza assistenza migliaia di profughi. La situazione nei campi profughi è drammatica in quanto allestiti per ospitare 20mila persone ne raccolgono, in media, oltre 40mila. Durante il giorno i profughi sono assistiti dai volontari delle Ong, e vigilano sulla loro sicurezza i soldati dell’Ua. Al calare delle tenebre, sia gli operatori umanitari sia i militari, abbandonano i campi e si ritirano, per trascorrere la notte, nei loro accampamenti ritenuti più sicuri. I profughi a questo punto sono lasciati in balia delle incursioni degli Janjaweed e dei predoni. Un altro sconcertante dato emerge dall’attuale situazione nella regione sudanese. Un’indagine delle Nazioni Unite, i cui risultati sono stati riportati in un recente rapporto, ha indicato che in Darfur, nei villaggi distrutti o abbandonati dalla popolazione d’etnia africana, negli ultimi mesi si sono stabiliti oltre 30 mila arabi provenienti dal Ciad e Niger. Questa notizia conferma quanto ipotizzato finora che nella regione sudanese è in corso una vera e propria pulizia etnica. Il governo di Khartoum, che sta favorendo questi insediamenti, è quindi intenzionato a cambiare l’aspetto demografico dell’intera regione ripopolandola con genti d’etnia araba.

Turisti da monopattino

Sul Segway in giro per Milano, Pisa, Firenze e Roma: tour guidati molto divertenti alla scoperta della cultura su un mezzo di trasporto futuristico, ecologico e originale.

Certo la bicicletta è più rispettosa dell'ambiente, ma vuoi mettere un giro in una città d'arte sul monopattino elettrico, il mezzo di trasporto più innovativo del mondo? L'idea è nata a Parigi ed è stata importata in Italia nel 2004, quando è stata fondata Italy Segway Tours. L'agenzia di viaggi è nata per organizzare giri turistici in quattro città d'arte: Pisa, Firenze, Roma e di recente anche Milano. Ai tour guidati possono partecipare da un minimo di 2 fino a 8 persone per gruppo e durano in media tre ore. Si inizia con 30 minuti di "orientation", per prendere confidenza con il mezzo che, nonostante sia estremamente intuitivo, ha alcune regole che bisogna conoscere. Come accenderlo, spegnerlo, come salire e scendere, come andare avanti, come frenare, girare e andare indietro. Una volta capito il meccanismo, il tour è estremamente piacevole e l'esperienza molto divertente. L'impressione è quella di essere privilegiati, che si muovono in mezzo a una folla di altri turisti, ma con la possibilità di vedere tutto da una prospettiva più ampia: e 50 centimetri circa al di sopra degli altri pedoni fanno la differenza. La visuale è infatti più completa e in ogni caso ci si sente ancora "a piedi". Quello che salta subito all'occhio da guidatori del monopattino è lo stupore da parte di chi osserva questo veicolo così "strano". E sono infatti in molti a chiedere informazione su come funziona, se può essere noleggiato o acquistato. La nascita di Segway risale al 2000, quando il prototipo venne chiamato Ginger. In pieno boom di internet i due uomini più lungimiranti del mondo Jeff Bezos e Steve Jobs investirono sul progetto di questo innovativo veicolo a due ruote, il cui funzionamento è basato sul giroscopio. I media fecero intendere che entro breve avremmo avuto tutti un Ginger per spostarci nelle nostre città. Invece così non fu. Le molte aspettative iniziali diedero l'impressione che si trattasse di una bufala, ma Segway è oggi un prodotto commerciale che ha all'attivo diversi utilizzi (all'interno delle fiere, come mezzo in dotazione alle forze dell'ordine, per svago). Dal 2010 anche Toyota introdurrà sul mercato la sua versione più compatta del monopattino elettrico: si chiamerà Winglet e secondo gli annunci avrà un prezzo base di 2700 euro. Presto arriverà anche il modello a due posti il cui prototipo è stato presentato da General Motors e Segway.Quanto al Segway tradizionale - che si ricarica a una presa di corrente con una spesa di circa 30 centesimi per un'autonomia di diverse ore -, sicuramente non si tratta di un veicolo alla portata di tutti, dato che i prezzi di listino per il modello base partono da 6mila euro. Anche il tour non è proprio economico (65 euro a testa), ma oltre al noleggio del mezzo si paga l'esperienza delle guide che puntano davvero molto sulla sicurezza dei partecipanti. Il tour è quindi sicuramente un modo originale e coinvolgente per provare il monopattino e al contempo per visitare rapidamente il centro di una città dove sempre più vincoli sono posti ai mezzi di trasporto inquinanti e dove spesso le bici non si muovono così agevolmente, considerando anche il fatto che in teoria una bicicletta non può andare sul marciapiede.

Turismo, arriva il "Pacchetto Italia"

Nella sala dei Galeoni di Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, insieme al Ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla, terrà oggi alle ore 13,00, una conferenza stampa di presentazione del "Pacchetto Italia turismo", realizzato con la collaborazione degli istituti di credito: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Banca Popolare di Milano e Banca Popolare di Sondrio e delle tre confederazioni del turismo: Confturismo-Confcommercio, Federturismo-Confindustria e Assoturismo-Confesercenti."Il sistema bancario metterà fino a 1.600 milioni di euro a disposizione del turismo a tassi agevolati". Il governo punta a "raddoppiare la quota di Pil prodotta dal turismo che al momento è ferma al 10-11%".

02 giugno 2009

Festa del 2 giugno, al via la parata

Il capo dello Stato rende omaggio alla tomba del Milite Ignoto, poi presenzia alla sfilata militare. Presenti Berlusconi, Fini e La Russa.
E' il primo atto della cerimonia per il 63.mo anniversario della Repubblica che si è conclusa con la parata militare intitolata anche quest’anno «La Repubblica e le sue forze armate».Napolitano è giunto all’Altare della Patria accompagnato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa e dal capo di stato di maggiore della Difesa Vincenzo Camporini. Ha quindi passato in rassegna un battaglione interforze schierato in piazza Venezia dove si sono assiepate diverse centinaia di persone. Sulle scale dell’Altare della Patria a ricevere il capo dello Stato ci sono stati, tra gli altri, il presidente del Senato Renato Schifani, quello della Camera Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante.La banda dell’Esercito ha quindi intonato l’inno nazionale. Dopo l’alzabandiera solenne e la deposizione di una corona d’alloro sul sacello del Milite Ignoto, Napolitano ha lasciato piazza Venezia per passare in rassegna le truppe. Alle 10 il corteo presidenziale ha raggiunto la tribuna di via dei Fori Imperiali dove hanno sfilato circa 6.400 militari e civili. La novità di quest’anno è stata la partecipazione delle rappresentanze della Protezione civile con i Gonfaloni della Regione Abruzzo, della Provincia e del Comune dell’Aquila, a testimoniare il riconoscimento per l’impegno assicurato da tutti i volontari che si sono prodigati per portare soccorso nelle zone terremotate. La cerimonia si è conclusa intorno alle 11 con gli onori finali e il passaggio delle Frecce Tricolori che hanno sorvolato il Vittoriano.Quest’anno la Difesa ha voluto rendere la manifestazione più sobria, riducendone la durata ad ottanta minuti e diminuendo il personale impegnato. In questo modo è stato ottenuto un risparmio di circa 1 milione di euro che sarà devoluto a favore delle zone terremotate dell’Abruzzo, in particolare al ripristino della viabilità tra L’Aquila e le località vicine al capoluogo abruzzese.

Berlusconi: "1,4 miliardi a tassi agevolati per il turismo"

E' la promessa del premier nel corso di un incontro a Bari

"Il sistema bancario metterà a disposizione dell’industria turistica a tassi convenienti un miliardo e quattrocento milioni di euro". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a Bari. Il premier ha ribadito l'importanza del settore turistico per trainare l'economia del Paese e ha aggiunto di aver dato l'incarico al ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, "di aumentare la quota del Pil che deriva dall'industria turistica, che oggi in Italia è solo del 10%".

Profit e non profit: nuove prospettive per il turismo sociale

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