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18 febbraio 2009

INFORTUNI SUL LAVORO: “BASTAVA POCO”, IL LIBRO DELLE STORIE INVISIBILI

“Sono cose che succedono solo agli altri”. “Deve capire, signora, che lei deve imparare a convivere con i suoi dolori”. “Tutti sono utili, nessuno è indispensabile”. “Non è un discorso di costi, o meglio, le protezioni sono costose nel senso che rallentano il lavoro”. “Non so come comportarmi, perché in azienda ci devo tornare”. “Non sono più come una volta..l’infortunio mi ha ucciso dentro”.
Sono 912.615 gli infortuni sul lavoro registrati nel corso del 2007. Ma le voci di chi ha subito un incidente dicono più di mille statistiche: dolore, rabbia, delusione, umiliazione ma soprattutto dignità e coraggio. Le Acli le hanno un raccolte in un libro, realizzato in collaborazione con l’Inail, dedicato alla prevenzione e all’informazione sul tema della sicurezza sul lavoro: “Bastava poco. Storie di vite invisibili” è il titolo della pubblicazione, disponibile nelle sedi territoriali del Patronato Acli (in copie limitate) e scaricabile integralmente dai siti
www.patronato.acli.it e www.inail.it
Il libro è un racconto e insieme una ricerca, realizzata dal Patronato Acli e dall’Iref, l’Istituto di ricerca delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani. Sono presentate, selezionate tra tante, nove esperienze di infortuni e mancata prevenzione sui luoghi di lavoro. Un’antologia di storie che diventano anche paradigma per la conoscenza di norme e comportamenti, garanzie e procedure, riflessioni e azioni. L’obiettivo di fondo è quello di mettere in luce le conseguenze che gli infortuni hanno sulla vita delle persone che li subiscono ma anche le loro ricadute all’interno della famiglia; di seguire queste persone per un percorso più lungo di quello necessario a “liquidare il danno”, con ciò individuando i limiti e le inadeguatezze del nostro sistema di tutela della salute, fino ai casi paradossali e imprevisti dalle norme, ma non per questo unici e rari.
«Un infortunio sul lavoro può sconvolgere la vita di tante persone, ma non deve mai essere considerato una fatalità ineluttabile – afferma il presidente del Patronato Acli Michele Rizzi – ogni spazio di intervento per evitarlo deve essere individuato». Come testimoniano le storie raccolte, molto spesso “Bastava poco”.

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